In tutto il mondo, e da oltre settecento anni, è celebrato per il viaggio soprannaturale nei regni oscuri del peccato e luminoso della grazia compiuto "nel mezzo del cammin" di sua vita. Secondo gli studiosi correva l'anno 1300 e Durante di Alighiero degli Alighieri, più comunemente conosciuto come Dante Alighieri, stava per toccare la soglia anagrafica che per i suoi contemporanei segnava proprio quel "mezzo" a cui il sommo poeta fiorentino allude (l'età media era allora di 70 anni).Dell'autore de "La Divina Commedia", morto a Ravenna nel 1321, ricorrono nel 2015 (e proprio in questo periodo, dato che l'evento è segnato tra l'ultima decade di maggio e la prima di giugno) i 750 anni dalla nascita, avvenuta nel 1265. Una ricorrenza che scrittori, italiani e non, hanno deciso di onorare dedicando al grande Alighieri una loro opera.
A partire da Giulio Leoni, già autore di una serie di romanzi ("I Delitti del Mosaico", "I Delitti della Medusa", "I Delitti della Luce", "La Crociata delle Tenebre") dedicati a Dante novello detective moderno.
C'è una bellezza che rifulge anche dal più nero degli abissi, ma l'esiliato Dante Alighieri non avrà bisogno di scendere al centro della Terra per distinguerne il volto, di cui pure va ricercando nella mente le fattezze per poterle descrivere al termine della prima cantica de "La Divina Commedia". L'allusione è al "Principe delle Tenebre", l'angelo scacciato dalle schiere celesti per essersi ribellato a Dio, eppure ancora ammantato di luce e di un fascino ultraterreno, perché la seduzione degli occhi è il primo strumento attraverso cui il male cerca di far breccia nel cuore degli uomini. Una perfezione capace di imprimersi sul tessuto di un mantello.
Nel suo romanzo "La Sindone del Diavolo" (edizioni Nord), lo scrittore romano Giulio Leoni e lo stesso poeta fiorentino, che racconta la vicenda in prima persona, ci guidano lungo l'asse Pisa (dove Dante si è rifugiato)-Venezia per una missione che si rivela ogni giorno più pericolosa. In gioco vi è la vita dell'imperatore Arrigo VII, le cui condizioni di salute si sono nuovamente aggravate tanto che già si dispera di poterlo salvare.
L'autore della "Vita Nova", che confida nella testa coronata per poter rientrare nella città natia da uomo libero e con tutti gli onori, parte alla volta della località lagunare alla ricerca di un guaritore orientale di cui non conosce il nome, ma che pare possieda l'unica cura possibile per salvare l'importante esponente del casato comitale di Lussemburgo. Ad aiutarlo nella ricerca, solo due indicazioni: il nome di una locanda, che scompare di giorno per riapparire magicamente al calare dell'oscurità, e quello di un orafo fedele alla causa imperiale. Un insolito quanto inaspettato aiuto sul campo arriverà però al poeta da una "honesta", l'equivalente di quelle che oggi sono definite accompagnatrici d'alto bordo.
Apparizioni soprannaturali si mescolano confondendosi sullo sfondo di lotte spietate per il potere e di una catena di omicidi che toccano da vicino l'Alighieri impastandone il cammino di una lunga scia di sangue. Nulla è come sembra in questa corsa contro il tempo dove ad essere in gioco non è solo il destino personale del poeta, ma le sorti dell'Italia intera. I rintocchi di campana che si propagano nell'aria tranquilla della laguna veneziana inchiodano però Dante alla realtà, la più terribile per le speranze che era andato cullando. La ricerca del poeta non può tuttavia definirsi vana. Il "suo Lucifero" ha ora finalmente un volto...





