lunedì 25 maggio 2015

Tra storia e arte, un ritratto inedito del Buonarroti

Verso la città di Roma e i suoi abitanti più o meno illustri nutrì sentimenti contrastanti, nondimeno regalò alla Città Eterna opere che ne hanno consacrato la grandezza nel mondo. 
Parliamo di quel genio del Buonarroti a cui Daniela Piazza, insegnante di Storia dell’Arte in un liceo di Savona, dedica il suo secondo romanzo "L’enigma Michelangelo. Il genio, il falsario", edito da Rizzoli.
Un meta-racconto introdotto e concluso da pagine ambientate ai giorni nostri che ricalca quasi trent’anni delle principali vicende storiche che interessarono il nostro Paese e dal quale emergono prepotenti alcuni figure. Non solo quella dell’artista toscano, presentato inizialmente ancora in fasce, ma femminili, ancorché dotate di forza e carisma fuori dal comune, come Caterina Sforza, nipote di Ludovico il Moro e signora di Forlì, che a lungo riuscì a difendere i suoi possedimenti dall’attacco in armi di Cesare Borgia, il figlio cadetto di Papa Alessandro VI. Altri nomi conosciuti fanno capolino: dalla temibile Lucrezia Borgia, qui presentata come una fanciulla vittima della sete di potere della sua famiglia; sua cognata Sancha d’Aragona, sposata al più piccolo dei figli del Pontefice, Jofré; fra Girolamo Savonarola. D’altronde il periodo scelto, a cavallo tra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento, durante il quale operò un altro grande, Leonardo da Vinci, con le sue caratteristiche rappresentò l’alveo ideale, la culla di una grande stagione della storia dell’arte. 
Perché allora quel sottotitolo "il falsario"? Ruota intorno a un’opera giovanile di Michelangelo, portata a termine quando ancora frequentava il Giardino di San Marco, la collezione di antichità curata da Lorenzo il Magnifico, aperta solo a pochi eletti. Portata a Roma e venduta a un potente cardinale del tempo, comportò una prima chiamata dell’artista nella città pontificia (ne seguiranno altre, visti anche i non facili rapporti del toscano con le varie committenze). Un’opera di soggetto pagano, affascinante come se fosse stata scolpita secoli prima, dotata di una luce particolare. Un pezzo che in molti vorrebbero possedere anche se per i motivi più diversi.

Tra esperimenti alchemici, omicidi, intrighi, storie d’amore e di prepotenza, Daniela Piazza ci restituisce uno spaccato della vita del tempo e personaggi svestiti della corazza che la storia è solita loro attribuire. Pregevoli e accurate le descrizioni delle sontuose feste organizzate nelle case nobiliari in cui si intravvede la competenza musicale dell’autrice, maturata negli anni di studi in Conservatorio, culminati con il diploma.

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